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Dipendenza da cibo? ecco come funziona!

Sovrappeso e dipendenza da cibo

Provate a chiedere ad un fumatore compulsivo o un alcolista come ha iniziato e perché. Nella maggior parte dei casi le abitudini si prendono sempre per gli stessi motivi: ricerca di un piacere o sfizio facile e immediato, sottovalutazione dei rischi, disinformazione, mancanza di motivazioni contrastanti al comportamento negativo, inconsapevole rinforzo dell’abitudine fino alla dipendenza.

Ci sono voluti più di 50 anni perché la società prendesse provvedimenti seri per combattere la dipendenza da fumo e alcool; quest’articolo si propone di aumentare la motivazione individuale a non sottovalutare il problema della dipendenza da cibo, ma anzi a prenderne consapevolezza per combatterlo.

Cosa significa dipendenza da cibo?

La dipendenza è l’alterazione del comportamento che diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi, sostanze o comportamenti che sfociano nella perdita di controllo e di consapevolezza. Imparare significa ripetere fino ad abituarsi e dunque noi “impariamo” che i cibi dolci ci procurano piacere, impariamo che è pericolosamente semplice, economico, immediato ed efficace ottenere piacere attraverso alcuni cibi, e, lentamente, cadiamo facilmente nel meccanismo di inconsapevole dipendenza da cibo.

I sintomi più frequenti sono la palese negazione della realtà, la ricerca esasperata di soluzioni alternative rispetto all’accettazione del problema reale, irritabilità, insoddisfazione e conseguente frustrazione per i continui fallimenti. Il sovrappeso è un problema ormai gravissimo che affligge quasi la metà degli italiani (ISTAT 2013), con gravi ripercussioni sullo stato di salute generale. Purtroppo, nel 99% dei casi, la causa del sovrappeso non è fisiologica ma comportamentale e in questo senso è ancora più difficile porvi rimedio senza la consapevolezza individuale e collettiva del problema.

Quali meccanismi collegano la dipendenza da cibo con il sovrappeso?

La lipogenesi è quel processo biochimico mediante cui l’organismo sintetizza acidi grassi, e successivamente lipidi, a partire dall’acetil-Coenzima A. Questa molecola viene prodotta durante il metabolismo dei vari nutrienti assunti con l’alimentazione e/o depositati nelle riserve corporee. I nutrienti che vengono maggiormente trasformati in lipidi sono i carboidrati. Raramente anche alcuni amminoacidi e l’alcol – se assunti in eccesso – possono fornire l’acetil-CoA necessario alla lipogenesi.

La conversione dei glucidi in lipidi avviene con particolare intensità quando le riserve tissutali di glicogeno sono sature ovvero quando si superano i 350-500 grammi (in un organismo adulto) di carboidrati al giorno.

L’analisi della lipogenesi suggerisce come mai anche gli alimenti poveri di grassi ma ricchi di carboidrati – come pastapane e soprattutto dolciumi – facciano ingrassare velocemente.

Sono in particolare i cibi ricchi di zuccheri, quindi di glucidi ad elevato indice glicemico, a stimolare al massimo la lipogenesi. Questa, infatti, è particolarmente attiva quando i livelli di insulina sono elevati e le cellule utilizzano i grandi quantitativi di glucosio a disposizione per produrre energia e sintetizzare acidi grassi.

Essendo i carboidrati anche i maggiori responsabili della dipendenza da cibo è ormai noto che gli zuccheri siano i principali responsabili dell’accumulo adiposo sia in senso biochimico che comportamentale.

Alla base del meccanismo fisiologico della dipendenza esiste un sistema cerebrale chiamato sistema mesolimbico dopaminegico, la cui stimolazione porta a rilascio di dopamina, chiave del piacere, nelle aree target.

L’asse centrale del circuito del piacere è costituito dai neuroni dopaminergici dell’area ventrale tegmentale (ATV). I neuroni della ATV ricevono anche informazioni di tipo elettrochimico da altre aree del cervello, in particolare dal fascicolo presencefalico mediale e dal nucleus.

Tale sistema del piacere o del reward viene attivato fisiologicamente da stimoli come cibo, attività sessuale, ascolto di una sinfonia, successo atletico, cure parenterali e assunzione di alcune sostanze psicoattive.

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Studi scientifici hanno mostrato come, collocando un elettrodo registrante nell’ATV del cervello di un ratto, si rileva un’impennata dell’attività neuronale quando il ratto comincia a mangiare e tramite l’innesto di sonde biochimiche nelle regioni target dei neuroni della suddetta area, si è scoperto che l’assunzione di cibo induce il rilascio di dopamina. Curva simile si è potuta registrare dopo somministrazione di sostanze d’abuso, come la cocaina, a testimonianza della sovrapposizione della circuiteria cerebrale tra gli zuccheri e il meccanismo di molte altre droghe.

Quali sono i rimedi più efficaci e duraturi?

La soluzione va cercata nell’origine stessa del problema. La parola chiave di tutti i disturbi correlati alla dipendenza da cibo e al sovrappeso è, come sopra accennato, il comportamento.

Il comportamento è il modo di agire e reagire di un individuo messo in relazione o interazione con altri individui e con l’ambiente circostante. Si tratta dunque dell’esternazione di un atteggiamento, il quale a sua volta si basa su una idea o una convinzione, più o meno realistica fino anche un pregiudizio.

In breve ogni individuo, durante l’arco della vita, apprende, costruisce una mappa di valori e convinzioni più o meno consapevolmente e costruisce la propria personalità: ogni azione parte da un bisogno, una motivazione intrinseca, è mirata ad un obiettivo (più o meno definito) ed è sempre filtrata dalla personalità.

Se la motivazione è talmente alta da superare gli ostacoli dei propri valori e convinzioni, la personalità potrà dunque cambiare senza conflitto la propria scala di priorità e raggiungere facilmente i nuovi obiettivi con nuovi meccanismi comportamentali.

Al contrario se la motivazione è solo parziale, insufficiente, non supportata da solidi ragionamenti logici e da potenti leve emotive, minata da eventi e atteggiamenti esterni contrastanti l’individuo dovrà affrontare incoerenze e contraddizioni che difficilmente lo porteranno al raggiungimento dell’obiettivo.

Il primo passo verso la “guarigione” è accettare la propria disfunzione e decidere di modificare in modo radicale il proprio comportamento alimentare. Seguire uno schema alimentare efficace è solo un passaggio successivo e diventa risolutivo solo se l’individuo si è fermamente convinto di quanto sia importante e salutare nutrirsi secondo natura.

In questo senso un allenatore con grandi competenze motivazionali e di coaching individuale può essere un buon modo per partire. La dieta unita ad un allenamento metabolico specifico completeranno il percorso di ricomposizione corporea.

Contattami scrivendo a fabiofracchia@hotmail.it se vuoi iniziare un percorso di corretta gestione dell’alimentazione e di allenamento efficace e personalizzato.